Obesità, infiammazione e alimenti

Intervista di Rocco Lanatà al Dott. Valerio Rizzo, Biologo Nutrizionista
www.biologonutrizionista.it

Dott. Rizzo che cosa ne pensa delle diete ipocaloriche? Un pacchetto di cracker è uguale a un frutto o (purchè sia magro!) a uno yogurt? Funzionano o sono un fallimento?

Penso che non funzionano, perché basate su un parametro (quello delle calorie) che è solo uno di quelli degni di considerazione. Nella pratica con chi vuole dimagrire o ha grossi problemi di salute (diabete, malattie cardiovascolari e infiammatorie in generale, spesso causate o associate comunque al sovrappeso) ho capito che la qualità del cibo è più importante della quantità.

Lavorare sulla qualità vuol dire: mangiare un alimento invece di un altro, leggere le etichette dei cibi, evitando soprattutto certi grassi e certi zuccheri e gli alimenti che ne contengono troppi, evitare quanto più possibile i cibi confezionati e precotti, aumentare il consumo di cibi vegetali e di fibra (cereali integrali, legumi, semi e frutta secca).

Il problema è che, anche se fosse possibile controllare al grammo le quantità dei cibi, di fatto non si sa se quello che mangiamo rispecchia le informazioni delle tabelle bromatologiche (indicazioni di calorie, carboidrati, proteine e grassi).

Invece, nella mia logica, se riduciamo l’uso di determinati cibi, ne assumiamo invece degli altri, molto più ricchi dal punto di vista nutrizionale, con grande vantaggio per il metabolismo.

Occorre in sintesi mangiare cibi a maggiore contenuto vitale, di enzimi, vitamine, antiossidanti, fibra, acidi grassi vantaggiosi, ridotto indice glicemico.

Quindi non siamo delle macchine brucia-calorie?

Certo che no. Siamo più complessi! Indicare ad ognuno quanto debba mangiare non è possibile né giusto perché non si conosce esattamente quale sia il suo consumo calorico giorno per giorno.  Infatti, è impossibile conoscere esattamente quanto si consuma in una giornata “media”. Noi non siamo dei modelli matematici o delle macchine: non “consumiamo calorie” in modo esattamente predicibile e comunque non usiamo, in ambulatorio, degli strumenti sufficientemente precisi.

Se riduciamo tutto alle calorie, allora pensiamo che per perdere il peso dobbiamo mangiare meno di quanto consumiamo, con queste conseguenze:

  • una parallela riduzione degli apporti di sostanze nutritive che invece servono a far lavorare bene il metabolismo,
  • un senso di fame che spesso impedisce (direi per fortuna) di portare a termine la dieta,
  • una conseguente depressione del metabolismo, che presto o tardi si adatta alla riduzione calorica imposta,
  • una conseguente depressione di tutte le attività organiche e fisiologiche (calo di energia),
  • il mancato apprendimento di un metodo utile a mantenere nel futuro il risultato conseguito (se il metodo infatti riguarda solo il pesare gli alimenti, state certi che nessuno continuerà a lungo!).

Allora che cosa bisogna fare per dimagrire in modo corretto?

Bisogna aumentare il metabolismo e ridurre lo stato infiammatorio. Dobbiamo ottenere il dimagrimento come effetto collaterale di una migliore salute, di una detossificazione, di una riduzione di quei fattori che ci portano ad ingrassare. Per dimagrire è necessario agire sul metabolismo, andando a verificare se esistono le condizioni di:

  • infiammazione cronica
  • stress ossidativo
  • conseguente blocco di certi passaggi della produzione di energia.

Se esistono (spesso in associazione all’accumulo di adipe, soprattutto addominale), esse da sole spiegano il calo del metabolismo che porta ad aumentare ulteriormente il peso, in un circolo vizioso senza fine.

Quindi, prima di mangiare di meno, bisogna risolvere queste condizioni cambiando l’alimentazione?

Si, con una ri-educazione alimentare, volta al recupero di cibi e combinazioni più ricchi di nutrienti vantaggiosi. L’apporto di antiossidanti, minerali, vitamine, fibre, fitonutrienti è fondamentale per questo!

Si parla di infiammazione che deriva da un’alimentazione scorretta, che cos’è?

Il sovrappeso favorisce la comparsa di infiammazioni e viceversa: lo stato infiammatorio favorisce l’obesità, in un circolo vizioso estremamente dannoso.

La reazione infiammatoria serve normalmente a proteggere l’organismo. Ma talvolta l’equilibrio naturale va in tilt e si crea un allarme permanente, o infiammazione cronica.

Le più comuni cause di infiammazione sono: la nostra alimentazione (zuccheri, cibi ad alto carico glicemico, grassi animali, cibi industriali, ecc…) e la mancanza di attività fisica. Altri fattori all’origine possono essere: la carenza di fibre, le infezioni, tossine alimentari, farmaci, alcool, ecc…

Dove porta tutto questo? A danneggiare certe strutture intracellulari, i mitocondri.

Qual è il ruolo di questi mitocondri?

I mitocondri sono degli organelli cellulari in cui avvengono diverse reazioni chimiche deputate a produrre energia, usando i substrati di origine alimentare e producendo sostanze di scarto (compresi i radicali liberi).

Può essere un danno a livello dei mitocondri, i più esposti ai danni da radicali liberi, a rallentare il metabolismo e ad innescare certe malattie croniche.

Quindi se i mitocondri lavorano più lentamente, la produzione di energia nella cellula viene rallentata e i grassi, invece di essere metabolizzati, vengono accumulati sotto forma di tessuto adiposo.

Quindi si può perdere peso e ridurre l’infiammazione?

Ci sono, per fortuna, degli alimenti che, oltre a farci dimagrire, inibiscono lo sviluppo di uno stato infiammatorio. Infatti, comunicano al DNA segnali che attivano il metabolismo, aumentano la protezione antiossidante e antinfiammatoria e ci permettono di detossificare.

Gli antiossidanti e certi nutrienti presenti in alcuni cibi in particolare, ma anche in un’alimentazione ricca, basata su prodotti di stagione e freschi, possono spegnere le infiammazioni e dirigere il metabolismo verso l’utilizzo dei grassi.

Assumere alimenti di scarsa qualità (zuccheri, grassi raffinati e idrogenati, grassi saturi, ecc.) che non rispondono alle nostre reali necessità fisiologiche ed evolutive, danneggia i mitocondri e scatena l’infiammazione, con riduzione del metabolismo.

Quale relazione esiste tra ossidazione e infiammazione? 

In pratica è un circolo vizioso. Lo stress ossidativo e l’infiammazione sono strettamente correlati: infatti, l’ossidazione favorisce le infiammazioni, e viceversa. Tutto ciò che riduce l’uno, riduce anche l’altro.

Tutti i fattori che portano ad aumentare l’infiammazione e lo stress ossidativo, sono anche gli stessi che favoriscono i processi d’invecchiamento, le malattie cardiovascolari, i tumori, la demenza, l’obesità e il diabete.

Eliminare le cause dell’ossidazione = dimagrire. Dimagrire = ridurre l’infiammazione.

In conclusione quali consigli si possono dare?

  • Evitare di mangiare troppo: l’eccesso favorisce i processi ossidativi,
  • attenti a cibi bruciacchiati e carbonizzati: evitarli perché gli idrocarburi policiclici aromatici che contengono producono molti radicali liberi,
  • non eccedere nel consumo di zuccheri: calorie vuote, ovvero fonte di radicali liberi, ma privi di sostanze che aiutano a eliminarli,
  • non eccedere con gli alcolici: 1 bicchiere al giorno sarebbe un limite ragionevole per tutti,
  • ridurre l’esposizione a tossine, derivati del petrolio e metalli pesanti: bere acqua depurata e consumare il più possibile prodotti biologici,
  • evitare di fare troppa attività fisica o troppo poca (meglio compresa tra: moderata 30 min 3 volte alla settimana e intensa 1 ora al giorno: fuori da questo range è troppo poca o troppa),
  • migliorare la respirazione e quindi l’ossigenazione.

Dott. Valerio Rizzo www.biologonutrizionista.it Per info: tel. 333 6467005.

Riceve ad Abano Terme (Pd), Pesaro, Rimini e Senigallia (An), presso Centri Medici e Poliambulatori.

Dopo la laurea in Scienze Biologiche (Università di Padova, luglio 1999), l’abilitazione alla professione di Biologo (Padova,2000) e alcuni anni di attività come biologo marino, nel 2006, dopo alcuni anni di approfondimenti e corsi di formazione, intraprende la libera professione di Biologo Nutrizionista (iscrizione Ordine Nazionale dei Biologi n. 057707).

Il biologo nutrizionista dott. Valerio Rizzo, si occupa di dietetica e nutrizione umana, rivolgendosi a persone (adulti e bambini) che desiderano migliorare la propria alimentazione per i più svariati motivi.

Nella pratica di ambulatorio utilizza l’analisi della composizione corporea (B.I.A), che è utile a valutare la qualità del dimagrimento e del cambiamento di stato nutrizionale; su richiesta esegue dei test di intolleranze alimentari, nutrigenomica, stress ossidativo.

Ritiene che un miglioramento dell’alimentazione sia necessario per acquistare benessere e, come conseguenza, perdere peso.

Collabora o ha collaborato con alcune riviste (lettera43.it, vivereinarmonia.it), centri sportivi (Oasi 2000 di Padova), società sportive (Imola rugby), emittenti televisive (TVRS, TV San Marino), associazioni (IOPRA di Pesaro, Piccoloartista di Imola).

I suoi siti  www.biologonutrizionista.it  e  www.mangiaremeglio.it (presto online) sono ricchi di informazioni in continuo aggiornamento.

La dieta mediterranea

DIETA MEDITTERANEA? SI QUELLA DEGLI ANNI 50!

Per vivere sani ci vuole uno stile di vita sano: una corretta alimentazione, attività fisica periodica, vitamine, minerali e antiossidanti…. ma che cosa significa corretta alimentazione? Riportiamo un interessante articolo apparso sulla rivista “Fondamentale” dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro www.airc.it) che suggerisce semplici accorgimenti da adottare per una dieta più salutare, un argomento che porta noi di www.superfrutto.com ad essere sempre attenti e curiosi.

“La dieta mediterranea. Diversi studi hanno dimostrato che si tratta della combinazione alimentare più equilibrata, purché ci si attenga alle regole dei nostri nonni più che alle attuali abitudini italiane.

La dieta mediterranea che include la nostra cucina italiana e quella di tutto il bacino mediterraneo, compreso il Nord Africa e il Medio Oriente, è basata sul consumo di frutta, ortaggi, legumi e soprattutto cereali. Il grasso più utilizzato è l’olio di oliva. Il pesce occupa uno spazio privilegiato tra le fonti di proteine, così come i latticini (yogurt e formaggi). Numerosi studi scientifici confermano i benefici apportati da questa dieta. Il primo a studiare le potenzialità preventive della dieta mediterranea fu il nutrizionista Ancel Keys. Giunto in Italia durante la seconda guerra mondiale, al seguito delle truppe americane, mise a punto la cosiddetta razione K, che consentì agli alleati di nutrirsi adeguatamente durante la risalita lungo la nostra penisola. Nel corso delle sue osservazioni, Keys notò anche che gli abitanti meno abbienti dell’isola di Creta, la cui alimentazione si basava principalmente sul consumo di pane e pomodoro, erano più sani della media degli americani e persino più sani degli italiani emigrati negli USA.

La prova scientifica del valore dell’alimentazione mediterranea giunse quando Keys condusse lo studio noto come Seven Countries Study (Studio delle Sette Nazioni). Iniziato nel 1958, coinvolse quasi 13.000 persone provenienti da Stati Uniti, Finlandia, Olanda, Italia, Jugoslavia, Grecia e Giappone; tutt’ora questa analisi rappresenta il più ampio studio di confronto tra le abitudini alimentari di Paesi diversi. Da allora sono state compiute molte ricerche epidemiologiche importanti sulla relazione tra cibo e malattie, e in particolare su cibo e cancro. Tra queste, lo studio EPIC, cofinanziato da AIRC, ha anche confermato le osservazioni di Keys.

Non si pensi, però, che la dieta mediterranea e le attuali abitudini alimentari degli italiani coincidano. Non è più così: l’italiano di oggi assume molte più calorie dell’italiano del 1950, e conduce una vita sempre più sedentaria. Inoltre, la dieta prevalentemente vegetariana di allora (la carne era considerata un lusso e quindi consumata poche volte) ha ceduto il posto alla grande quantità di proteine di origine animale che compongono i nostri pasti. Gli accorgimenti da adottare per una dieta più salutare sono semplici:

  • aumentare il consumo di vegetali,
  • di legumi,
  • di frutta,
  • scegliere l’olio d’oliva come condimento e grasso principale,
  • privilegiare i cereali integrali,
  • inserire anche il pesce,
  • non eccedere con i formaggi e la carne.”